• Claudio

Perchè ti alleni?


Quando incontro un cliente per la prima volta, la domanda è sempre la stessa: "Perchè vuoi iniziare a fare attività fisica?".


Vuoi sapere quali sono le 3 risposte più comuni a questa domanda? "Devo perdere peso", "Devo tonificarmi" o "Voglio sentirmi meglio", o una combinazione delle stesse.


A prima vista sembrerebbero risposte ragionevoli, giusto? Voglio dire, sembrano ragioni valide per essere più attivo, no? Il problema è che non è cosi'. Almeno, non sempre.


Un messaggio inefficace


"Siamo sovrappeso. Mangiamo troppi zuccheri. Non facciamo abbastanza attività fisica.

Dobbiamo ridurre il colesterolo."


Se non seguiamo questi consigli, il rischio di contrarre malattie quali cancro, diabete, cardiopatie ecc. aumenta in maniera significativa. E costa alla sanità pubblica miliardi di euro tutti gli anni.



Non possiamo negare l'evidenza. Se seguissimo questi consigli saremmo tutti più felici e vivremmo più a lungo. Ma non lo facciamo. Perchè il messaggio non ci arriva? O meglio, perchè il messaggio ci arriva, ma non siamo in grado di riceverlo?


Per quale motivo molti di noi continuano a fare diete e frequentare palestre nonostante i ripetuti "fallimenti"? E' possibile che il 95% delle persone non abbia la volontà di vivere più a lungo? Siamo davvero tutti pigri e demotivati, oppure c'è un'altra spiegazione?


Per provare a dare una risposta a queste domande, è necessario chiedersi una domanda fondamentale: "Che significato ha per te muoversi"?


Il significato è tutto


"Perchè ti muovi"? Qual'è il vero motivo che ti spinge (o ti ha spinto in passato) a fare esercizi?


Ogni qualvolta iniziamo un nuovo programma di allenamento, raramente riflettiamo su come ci sentiamo. Motivati dal desiderio di ottenere risultati, semplicemente facciamo. Ci buttiamo a capofitto con la speranza di trasformare la nostra vita, ma non ci poniamo mai la domanda: "cosa significa per me muoversi?"

Eppure tutto nella nostra vita ha un significato più profondo che è unicamente nostro. Ogni decisione e abitudine - compresa la nostra percezione di quello è che il movimento - sono guidate da un significato. Il significato influenza il nostro stato motivazionale. Se esso è negativo ("Devo muovermi di più perchè ho un girovita orribile") le probabilità di successo si riducono; se esso è positivo ("Muovermi di più mi aiuta a ridurre lo stress dopo una giornata lavorativa") le probabilità di successo aumentano.


E' un messaggio che non arriva


Diversi anni fa, in uno studio clinico condotto con un gruppo di pazienti sopravvissuti al cancro, fu chiesto di partecipare in un programma di 10 settimane di attività aerobica. L'obiettivo dello studio era di valutare se l'attività fisica potesse aiutare i pazienti a ridurre il loro stato di ansia e depressione.



I risultati dello studio furono abbastanza scontati: tutti i sopravvissuti al cancro che svolsero attività aerobica ebbero meno sintomi di ansia e depressione rispetto al gruppo di controllo che non praticò attività fisica. Tutti confermarono che fare attività fisica li ha aiutati sia in termini di ansia che di depressione. Ma, quando ai pazienti fu chiesto - successivamente allo studio - se continuavano a fare esercizi, TUTTI dissero di no. Terminato lo studio, nessuno dei partecipanti continuò a fare alcun tipo di attività fisica (M. Segar, V. Katch et al Oncology Nursing Forum 25, 1998).


Riflettiamo un attimo. Stiamo parlando di persone che hanno sofferto tantissimo. Hanno combattuto contro una malattia devastante quale il cancro ed imparato che l'attività fisica li aiuta a vivere meglio. Nonostante ciò, quando i ricercatori chiesero a loro il motivo per cui avessero smesso di fare attività fisica, la risposta unanime fu "Perchè dovevamo riprendere la nostra vita, a lavorare, studiare, prendersi cura dei nostri figli, ecc."


Se la malattia e la morte non sono ragione sufficiente per muoversi di più, mi chiedo, cosa può esserlo?


Il movimento non è una pillola


Si sente spesso parlare di ESERCIZIO COME MEDICINA, una campagna mediatica utilizzata per persuadere i medici a promuovere attività fisica tra i pazienti. Ma questa metafora illustra una interpretazione clinica e razionale di vivere l’attività fisica che non è efficace, nè tantomeno sostenibile.

Prescrivere una ‘dose’ settimanale di esercizi da fare semplicemente NON è motivante. Sapere che l'inattività aumenta del 7% il tuo rischio di acquisire diabete di tipo II non è incentivante. Non è motivante sapere che in ben 46 paesi (l’87% della EU) oltre la metà degli adulti sono sovrappeso o obesi. Cosi' come lo è prescrivere dosi di movimento settimanali, come ad esempio 150 minuti di attività aerobica di intensità moderata. E' una raccomandazione inefficace e destinata a non essere utilizzata nel lungo termine. Se vuoi saperne di più sulle linee guida italiane in merito all'attività fisica, clicca QUI.


Non siamo animali razionali


Siamo esseri umani. Le emozioni dominano la razionalità. La metafora Esercizio come Medicina non tiene conto del fatto che i nostri processi decisionali sono - per la maggior parte - inconsci. Non sarebbe più facile se tutto fosse logico e razionale? Fai X per Y volte al giorno e otterrai Z. Questa visione lineare del nostro pensare non prende in considerazione i processi emotivi alla base delle nostre decisioni. Ció che facciamo tutti i giorni non è necessariamente quello che dovremmo fare, poichè la maggior parte delle nostre attività quotidiane sono abitudini.


Sedentarietà non significa inattività


Inoltre, la sedentarietà è un concetto distinto da quello della inattività. È possibile essere attivi ma sedentari. Ovvero, è possibile che individui fisicamente attivi (che raggiungono la quantità minima raccomandata di attività fisica) possano essere al tempo stesso sedentari. Ad esempio, dopo una sessione mattutina di esercizi è possibile trascorrere il resto della giornata completamente immobili. Gli effetti deleteri delle ore passate in condizioni di sedentarietà sono indipendenti dal livello di attività fisica svolta e sono riscontrabili anche negli individui che raggiungono la quantità di attività fisica suggerita.


Per la tua salute, sarebbe opportuno poter interrompere frequentemente i periodi nei quali stai in posizione seduta, almeno una voltra ogni 30 minuti, con periodi anche brevi (1-2 minuti) di movimento.


Conosci la regola del 30/60? Funziona cosi': per ogni 30 minuti di sedentarietà, fai 60 secondi di movimento. I movimento dovrebbero essere preferibilmente movimenti attivi delle braccia, gambe, collo, schiena ecc piuttosto che una semplice camminata. Ricordati che è importante muoversi di più, ma è altrettanto importante muoversi meglio!


Scegli attentamente il tuo "perchè"


Nessuno di noi ha la fortuna di vivere in una favola. La vita è straordinariamente complessa: impegni, appuntamenti, stress, imprevisti. Perchè complicarla ulteriormente con attività poco motivanti?


Perdere peso. Prevenire malattie. Migliorare la salute. Sono tutti buoni propositi, ma esistono in un futuro troppo vago e lontano. Quello che realmente vogliamo è qualcosa che ci renda felici adesso, non in un futuro ipotetico.


Siamo per natura motivati da ricompense immediate, piuttosto che da ragionamenti lineari di causa-effetto.

E' ora di smettere di scegliere le ragioni sbagliate e di chiederti nuovamente: "Perchè vuoi iniziare a fare attività fisica?"


Il "perchè" è fondamentale. Ha un effetto a cascata su tutto ciò che fai: come ti senti, come ti comporti, e il tuo livello di motivazione per condurre una vita più salutare.


Ci piace pensare di essere creature razionali, ma la logica non ci motiva quanto le nostre emozioni. Facciamo ciò che ci fa sentire bene, evitiamo ciò che ci fa sentire male. Perdere peso e sentirsi meglio non sono - per la maggior parte di noi - ragioni appaganti per fare attività fisica.


Quando smetti di sentirti in colpa e di pensare agli esercizi come un obbligo, quando smetti di "fare" esercizi e pensi piuttosto a nutrire il tuo corpo di movimento, quando iniziare a prenderti cura del tuo corpo e smettere di pensare ad esso come una macchina che va aggiustata, allora si che la tua trasformazione può avvenire.


Se ti trovi in questa situazione, se fare attività fisica è un sacrificio, una lotta costante tra emozioni e razionalità, forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa. Ma ricordati che il vero cambiamento può accadere SOLO se prima conosci il tuo "Perchè".